Archivio mensile:giugno 2006

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Sole della mia ombra, luce della mia notte,

perché il cielo non mi ha depresso in quella tempesta che aveva così fieramente eccitato? Perché sottrarre al mare ingordo questo mio corpo, se poi in questa avara solitudine vieppiù sfortunata, orridamente naufragar doveva l’anima mia?

Forse, se il cielo pietoso non mi invierà soccorso, Voi non leggerete mai la lettera che ora vi scrivo, e arso come una face dalla luce di questi mari io mi farò oscuro agli occhi vostri, siccome una Selene che, troppo ahimè goduto della luce del suo Sole, a mano a mano che compie il suo viaggio oltre la curva estrema del nostro pianeta, derubata del soccorso dei raggi dell’astro suo sovrano, dapprima si assottiglia a imagine della falce che le recide la vita, poi, sempre più illanguidita lucerna, del tutto si dissolve in quel vasto ceruleo scudo ove l’ingegnosa natura forma eroiche imprese ed emblemi misteriosi dei suoi segreti. Orbato dal vostro sguardo, sono cieco perché non mi vedete, mutolo perché non mi parlate, smemorato poiché non mi rammemorante.

E solo vivo, ardente opacità e tenebrosa fiamma, vago fantasma che la mia mente configurando sempre uguale in questa avversa pugna di contrari vorrebbe prestare alla vostra. Salvando la vita in questa lignea rocca, in questo fluttuante bastione, prigioniero del mare che mi difende dal mare, punito dalla clemenza del cielo, nascosto in questo imo sarcofago aperto a tutti i soli, in questo aereo sotterraneo, in questo carcere inespugnabile che mi offre la fuga da ogni lato, io dispero di vedervi un giorno.

Signora, io vi scrivo come a offrirvi, indegno omaggio, la rosa sfiorita del mio sconforto. Eppure mi inorgoglisco della mia umiliazione e, poiché a tal privilegio son condannato, quasi godo di un’aborrita salvezza: sono, credo a memoria d’uomo,l’unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta.

peggio di così?!

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                                                                        giornata cominciata
                                                   male
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00.42: pare che, però, piaccia il lieto fine! =D

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Il viaggio: esperienza dell’altro, formazione interiore, divertimento e divagazione, in una parola, metafora della vita.


Nel mezzo del cammin di nostra vita…, con queste parole Dante inizia a raccontare il suo viaggio ultraterreno. Anche la vita è dunque un cammino; e dentro questo cammino ci sono tanti viaggi che si compiono in continuazione, uno dopo l’altro, con mete tutte diverse o sempre uguali.
E ogni volta ci è consentito riflettere, con la fronte appoggiata a un finestrino, guardando le nuvole sotto di noi o immensi campi di grano e prati verdi, le linee sull’asfalto che scorrono veloci e i flutti del mare rotti dalla punta di un’imbarcazione.
Si riflette e si conosce. Si incontrano mondi nuovi e realtà diverse, si visitano luoghi incantevoli, pezzi di storia antica o più recente, pietre insignificanti che messe insieme costituiscono patrimonio dell’umanità. E tutto questo trasmette interesse, voglia di sapere, di vedere.
Viene fornita l’occasione per accrescere la propria conoscenza. Perfino attraverso statue di freddo marmo passano a noi sentimenti secolari e antiche passioni, le peggiori tragedie e gli amori più belli.
Il viaggio permette nuove avventure e divertimento, proprio perché offre qualcosa di diverso: non esiste la solita routine, non si lavora e si è liberi da ogni impegno. Si viaggia e basta, si visitano città eterne, si sta in compagnia di amici e nuovi amici.
Ed è proprio con gli amici che si impara di più. Si fanno vere esperienze di condivisione e convivenza, ci si conosce quasi del tutto e si vivono insieme le stesse avventure. In viaggio si impara che non c’è mio e non c’è tuo e tutto può essere motivo di divertimento. Insieme ci si stanca, si cammina, si guardano gli stessi oggetti con mille occhi diversi. Da tutto questo si ricava una cosa in particolare: se stessi, e se stessi insieme agli altri.
Si compie in ogni viaggio un altro viaggio, che è un percorso interiore, durante il quale non c’è tempo per decisioni o scelte, ma ci si riempie di tutto quello che è stato ricevuto. Solo a casa, poi, a viaggio concluso, si ha il tempo di tirare le somme e rendersi conto di quello che si è acquisito, di quello che si è perso.
Proprio una metafora della vita, in cui si fatica, si fanno sacrifici, si cammina finché si può. E poi si torna indietro, forse facendo lo stesso percorso, forse no, e non sembrerebbe comunque lo stesso, perché si è cambiati dentro.
Un viaggio, la vita che anche se preparata, non sai mai quello che ti aspetta.