Archivio mensile:febbraio 2006

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L’altro ieri il blog ha fatto il compleanno. Vi rimanderei a un post a riguardo, solamente perchè non è il caso di fare un discorso.
C’è da dire soltanto un cosa: come ogni blog che si rispetti, anche questo ha una madre e un padre. Non siamo qui per conoscerne l’identità, però.

NON C’È POSTO

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“L’occasione offerta dalla fortuna la virtù umana deve saper cogliere”.

Pioveva in quel parcheggio. E mentre il cielo si sfogava, in quel parcheggio c’era solo una macchina. Non che non ce ne fossero state di altre, ma quella era l’unica rimasta sotto la pioggia insistente. Ed era anche la più bella macchina che fosse mai stata in quel parcheggio.
La macchina non lasciò il parcheggio finché non smise di piovere e finalmente spuntò il sole. Ma ne passò di tempo, ah quanto!
E quando la macchina andò via era già troppo tardi. Sull’asfalto era infatti rimasto il segno di quella macchina, il posto che aveva occupato era l’unico di tutto il parcheggio che non era stato bagnato dalla pioggia. E non servì a nulla lo sforzo continuo dei raggi del sole, perché quell’asfalto era stato ormai segnato per sempre: nulla avrebbe potuto mai cancellare il segno di quell’automobile, nessun altra macchina avrebbe potuto coprire quel segno sull’asfalto tanto da nasconderne ogni traccia.
Quel parcheggio sapeva che la macchina sarebbe tornata, prima o poi, per fermarsi ancora sotto una nuova pioggia.

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Com’è accaduto non lo so ancora. È certo che da domenica soffro di vertigini. Sarà colpa del raffreddore, sarà che l’equilibrio è un po’ instabile. È colpa anche del vento.
Curioso è invece che proprio pochi giorni fa finivo di ricopiare la rubrica del cellulare su un’agenda nel caso in cui avessi perso il cellulare. Provvidenziale.
Adesso devo scegliere. Voglio decidere adesso se comprare un cellulare nuovo o se liberarmene finalmente come avrei voluto fare l’anno scorso.
Diamo tempo al tempo.

tempi moderni

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Ricordo quando in quarta elementare, in via eccezionale, cominciammo a fare dei basilari corsi di informatica nelle ore scolastiche. Tutta la lezione consisteva nell’ascoltare le noiosissime informazioni che ci forniva l’insegnante su cose che già sapevamo e stare a vedere il cursore muoversi sullo schermo attraverso il computer centrale della maestra. Dopo alcune di queste lezioni, finalmente toccò a noi alunni darsi da fare con programmi di disegno o giochi istruttivi in inglese fatti apposta per noi, cresciuti selvaggiamente tra pac-man e fantasmini colorati. Finalmente anche noi potevamo essere educati e iniziati al fantastico mondo della tecnologia più avanzata!

ORE 12,00. Accendo il computer — MSN Messenger – Click – Accedi —. Trovo connesso mio fratello di sette anni. Guardo l’ora: lui dovrebbe essere a scuola, che ci fa su internet?
Scrivo: “?”. Non risponde. Disconnetto.

ORE 13, 15. Mio fratello torna da scuola, gli chiedo se un’ora prima era stato su internet e, con la solita aria intelligente, risponde: “Sì, ho controllato la posta da scuola e poi mi sono connesso a msn”.

L’ultima volta, una settimana fa, diede prova alla maestra di possedere una casella di posta, oggi le ha dato prova di possedere un contatto msn.

Ma nel 2006 sono i bambini a tenere lezioni d’informatica per gli insegnanti?!