Archivio mensile:dicembre 2005

E' questione di chiedersi perchè

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Un bel mattino decisi di crescere. Di non guardare più indietro e proseguire oltre.

Dimenticare il passato e costruire il futuro mattone per mattone, prendendo come cemento solo ciò che è buono. Buono.

Buono per me e per gli altri. Niente di nocivo.

Se fai una domanda, io ti rispondo. Niente di falso.

Se tu avessi un dente cariato, cosa mi costerebbe darti una, due, dieci caramelle? Ma so che ti farebbero male, e non te ne darei. Tu non lo capisci e mi odi.

Sono così crudele..

 

Quello che conta non è che mi parli, né quello che dici.

Quello che conta non è da quanto tempo non mi parli, se da ieri o da tre mesi, se da un anno o da una vita.

Quello che conta non è quante parole mi scrivi in un messaggio, né quante frasi entro due punti.

E non conta il tuo stato d’animo quando mi parli.

Non conta il tono che usi, quando mi parli.

Non conta il passato, o quanto tempo è passato.

Non conta chi ascolta o chi legge.

Non conta chi passa o chi si ferma.

Non conta se beviamo un caffé o una cioccolata.

Non contano le lancette dell’orologio.

Non conta la musica che arriva tra il brusio della gente.

 

Quello che conta è.. Perché mi parli?

Boys or Chocolate?

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Cercava la redenzione, era questo che non capivo..

Immagina una foto, dove compaiono tante persone. Ecco, ora vedi che, con il passare del tempo, tutti quegli attori in posa sbiadiscono. Tranne te. Tu, anzi, con il passare del tempo ti accendi di una luce nuova, assorbi i colori che gli attori ti cedono, li trasformi nella tua persona.

Chi sono quegli attori? Non è possibile dare a tutti un nome. Però molti li riconosci. Chi c’è ancora e chi se n’è andato da poco da quella foto. Qualcuno è arrivato appena in tempo per essere immortalato; qualcuno proprio non vuole sorridere.

La foto, alla fine, non resta in bianco e nero: diventa solamente opaca. Sta a te decidere chi far rimanere nel vivo dei suoi colori e chi sbiadire. Non per sempre, no, ma devi decidere in fretta.

I sentimenti, le emozioni, i sogni sono accovacciati dentro di te e scappano insieme ai colori.

Le giornate sono come clessidre che di volta in volta si esauriscono e si capovolgono. Non sempre, però, si riparte da zero, ed è questo che rende originale ma sempre identico ogni giorno che passa. Merito di qualche granellino di sabbia che non si decide a scendere giù in quella cascata inesorabile.

Ma anche il giorno più lungo ha il suo tramonto e quel granellino che non è scivolato, si ritrova già nella parte inferiore della clessidra non appena questa viene girata. Non si sfugge.

Qualcuno ti cerca, perché ha bisogno di te, mascherandosi di casualità. Si accontenta di quei pochi granelli di sabbia che trova fermi nella tua clessidra. E non riesci a dirgli di no. 

 

Senza dubbio.. Chocolate!

Dio è fedele

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Oggi parliamo di me. Ho sempre parlato di me, ma mai, o quasi, di me. Quello che voglio dire è che se leggendo il titolo del post, sei scoppiato in una fragorosa risata, o hai accennato un sorriso compassionevole scuotendo la testa, mi congratulo con te.

I miei cari bisnonni paterni, che mai conobbi,

ebbero cinque figli, tra cui mia nonna, appunto, per quanto io abbia saputo fino a qualche mese fa. In realtà a quei tempi la mortalità infantile era tanto diffusa e si facevano tanti figli nella speranza che qualcuno di questi potesse sopravvivere (popolarmente si usa dire che si facevano tanti figli per ammazzare il tempo nell’attesa che qualcuno inventasse la televisione). Così, in tutto, i figli dei miei bisnonni furono undici, di cui solo cinque sopravvissero. Poi, quando mia nonna si sposò, intanto stavano già progettando la televisione, così di figli ne ebbe solo tre.

Ma ai figli penseremo dopo, torniamo ai miei bisnonni, nonni e prozii. Mia nonna si chiama Paolina, così come tante sue cugine, in onore di una sua nonna, unica differenza che di secondo nome fa Rosalia. La cosa curiosa è che anche tre sue sorelle più grandi si chiamarono Paolina, ma non vissero più di un anno o due. Lei è quindi la quarta, l’ultima, ma anche l’unica Paolina sopravvissuta a quegli anni difficili tra le due Guerre, e forse quel secondo nome le portò fortuna. Era l’unica figlia femmina, con una madre talmente gelosa, che quando mia nonna si sposò, quella piangeva disperata.

Mio nonno, che poi sarebbe suo marito, prima di dichiararsi, stette due anni a guardarla da lontano, a cercare il suo sguardo tra la strada e il balcone di casa, poi altri sette anni furono fidanzati, ma mai da soli. Era scandaloso uscire in coppia, a quei tempi, così sempre qualche cugino o fratello si metteva fra i due a passeggiare per il corso.

Poi un matrimonio durato cinquant’anni esatti, finché la morte non si è messa fra loro. In ogni caso, in cinquant’anni non solo hanno inventato la televisione, ma anche il computer, il cellulare, la tv al plasma e tante altre cose, così che tra il lavoro e tutti gli svaghi che la vita può offrire, i figli furono tre, il maggiore mio padre.

Ora, io sono la sesta di nove figli e non perché Ogino Knaus non ha fatto bene i conti, né perché mia madre non ama guardare la tv.

Volete dirmi che esiste un destino, o un’energia dentro di noi, o un karma e la reincarnazione perché una vita non basta, o che tutto è scritto nelle stelle e i loro influssi definiscono il nostro carattere?

Io la faccio più semplice..