Archivio mensile:aprile 2005

3.. 2.. 1.. 0!

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Partodomanipartodomanipartodomani!!! Non avrei manco il tempo di stare al pc, in questo momento, ma c’è frenesia, nell’aria, troppo entusiasmo dentro..

Forse dormiremo sotto le stelle, se non ci sarà posto per noi. Non moriremo di fame, se portiamo l’occorrente da casa. Andiamo lì solo per ricevere e annunziare una parola: È  RISORTO, che tu ci creda o no!

Amsterdam, arrivo!

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Non puoi essere amica di uno che ti viene dietro. Non puoi. E non dovresti cercarlo, neanche se lo reputi un amico, solo perchè ti viene dietro. E sai qual è il motivo? Soffre. ‘Chi mostra gode, chi vede soffre’, tanto per dare una pillola di saggezza. Sarà pur vero, ma questo silenzio fa star male anche te, adesso. Ti tornano in mente quei poveri animali imbalsamati. C’era un orso, in piedi, con uno sguardo feroce che incuteva non timore, ma tenerezza. C’era uno squalo, ben lucidato. E pesci, pesci di ogni genere, forma e dimensione. Poi una iena, e non rideva. L’aquila reale che puntava i suoi artigli contro un povero coniglio. Il pitone, lungo metri e metri; il pellicano; il cigno nero [in effetti mancavano davvero i due liocorni..]. Mammiferi, rapaci e anfibi, destinati a durare per sempre. Per sempre quanto?

Non c'è un perchè

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La T simboleggia il Trionfo. Quale?

Se c’è silenzio, mi vien voglia di scrivere. Se accendo lo stereo, mi vien voglia di scrivere. Se sono felice, sento il bisogno di scrivere. Sento il bisogno di scrivere, soprattutto se sono triste. Io vivo per scrivere. Anzi, scrivo per vivere.

Non conosco il linguaggio dei gesti, non so adattarlo al mio corpo. Ma mi piace vederlo eseguire dagli altri. Non conosco il linguaggio degli occhi. Ma sogno lunghi dialoghi silenziosi.

Non possiedo l’arte della retorica, né della dialettica. L’oratoria non fa per me. Non potrei mai essere una presentatrice, né un’addetta al montaggio. No, mi manca anche la fantasia. Io so solo coordinare. È per questo che dicono che scrivo bene: sarò brava, almeno, a coordinare le parole, so metterle bene infila, una dietro l’altra. Ma non so scrivere poesie. A dire il vero, non le sopporto proprio. Solo un libro, mi piace, di poesie. E racconta di una città ormai sepolta insieme ai suoi defunti abitanti. E ogni lapide narra una storia, racconta un dramma, vive la morte. E ogni lapide è scritta dall’uomo, morto, che la possiede. Solo questo libro di poesie, finora.

Non so fare altro, ma quello che faccio, lo faccio bene.

Sono solo abituata, forse. Abitudine intesa come pigrizia morale, certo. Eppure so che c’è sempre un perchè.

Sulla bellezza

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[…] L’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di se non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. […] Perché, oltre a venerare colui che possiede la bellezza, ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell’anima, mio bell’amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore.

Che idea..

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Che odore! Che splendido sapore, quello del mare! Mi mancava. Troppo caldo, oggi, per non permettersi una mattina al mare. L’acqua di un azzurro intenso. Piatto. Fermo. Fresco. Stupendo. Sono tornata a mare, dopo mesi e mesi e mesi. Proprio in quella spiaggia lì. Io e lei, Ari. Tutte le nostre avventure sanno di semplice. Le facciamo senza programmi, riescono alla perfezione! Ci siamo sedute sulla sabbia. E nonostante il sole cocente, era fresca pure quella. Le ho raccontato il matrimonio. Perché io l’ho già visto, il suo matrimonio. È avvenuto (avverrà) in un casale di campagna. Gli unici due colori, bianco e verde. E poi tonalità di avano e giallo.

E c’era quell’odore, leggero e penetrante insieme. Era il profumo del sale. E del sole. Parlavo di me con le lacrime agli occhi. Non voglio che ritorni l’estate, non voglio! Che tremenda paura.. Eppure devo rischiare, sono costretta. Ma non voglio. Mi piacerebbe fermare il tempo qui, a questa giornata tiepida e fresca. Basta un motorino per essere liberi. E tra poco più di un mese e mezzo è estate. Non voglio. Non sono pronta a combattere.

Malinconie

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Vivo nel passato. Il presente non so cosa sia, finche non è passato. Il futuro non esiste, finché non si trasforma in ricordi sfumati. Memorie. Sono poesie, parole mai scritte. Parole, quante parole! Voci, suoni. Sono abbracci, dati fra le lacrime, in una notte di mezza estate, sotto gli occhi di qualcuno che si morde l’anima per l’invidia e la gelosia. E tu ti senti forte, con il potere fra le mani. Con il potere per un sì, o per un no. Cerchi di non dimenticare l’odio e l’amore. Cancelli i ricordi imbarazzanti, e mantieni quelli tristi. E più ci pensi, più cresci. Più ricordi, meno vivi. E se non vivi, cosa ricordi?

La tua testa è piena di eventi, situazioni, storie, vissute tanto tempo fa. E il tempo va indietro all’infinito, mai si ferma. Ricordi il tuo primo giorno d’asilo? Io no. Ricordi gli esami fatti in prima elementare? Io no. E le gite? Mah, sì, qualcuna. Ma io che ricordi ho della mia infanzia? L’acquario, i pesci, le tartarughe. I cani. Anche lo zoo, ma ero già grande. I Templi. Il mare.

E quante lettere, innumerevoli, inviate e ricevute! Una scatola piena di buste, fogli, messaggi. Mittenti e destinatari infiniti. Parole, ancora parole. Poco a poco delinei una storia, ci puoi scrivere un romanzo, o la trama di un film. Ed è una storia incredibile, troppo piena di coincidenze e personaggi. Spesso gli stessi.

Guardi quelli più piccoli di te. Li invidi? No, li stimi. Perché certi sono cresciuti troppo per essere bambini. Sono uomini, donne, imprigionate in un corpo che non è il loro. E non hanno fretta di sfuggirne. Io sì, però.