Archivio mensile:febbraio 2005

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 Ho sete. L’acqua non c’entra niente. E’ da ieri che mangio in continuazione caramelle alla menta, menta polare: le ho sempre detestate. Cosa sta cambiando? Io non voglio essere la protagonista, nè una comparsa, nè una qualunque figura di scena. Il mio posto è in regia. Piove. Piovono lacrime. Sono lacrime di ghiaccio. Vivo un’era interrotta. Nulla è tangibile. Ma è un ghiaccio che scotta, arde, brucia. Qualcuno piange davvero. Soffre, dice, per le ingiustizie. Prende le difese di qualcun altro. Difese? Tutto falso.

 Sarebbe bello svegliarsi ogni mattina all’alba, cogliere una fogliolina di menta dal davanzale della finestra e godere di quel tramonto capovolto respirando la natura leggera. Sarebbe bello.

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 Mi sento uno specchio opaco. Le immagini che si riflettono in me sono appannate, danno l’idea che chi le sta guardando abbia bisogno di una correzione alla vista. In realtà sono io il problema. Probabilmente la troppa polvere accumulata negli anni e mai tolta. Ma c’è un tiepido clima che mi impedisce di cambiare. Credevo di essere una spettatrice, stasera. Invece, quando meno me lo sarei aspettato, proprio mentre ero intenta a osservare l’espressione e la reazione di qualcun altro, per studiare, capire e imparare, mi trovo tirata in ballo pure io. Mi viene posta una domanda alla quale rispondo con aria disinvolta, come se fosse stato tutto programmato. Mi viene riposta fiducia, è una missione. Non devo tradire. Non devo fallire.  Discussione acre. Come mangiare un acino d’uva non ancora maturo. Ne sento ancora il sapore in bocca. Purtroppo non basta una soluzione zuccherina per mandarlo via. Penso al mio futuro e tremo.

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Vorrei essere vista invisibile. Vorrei essere ascoltata nei miei silenzi. Vorrei poter entrare nei momenti più segreti di ciascuno. Vorrei leggere nel pensiero. Vorrei avere una parola da dire per ogni momento. Vorrei vivere.

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 Mi sento in colpa. Eppure dovrei star bene, perchè l’offesa sono io. Esco e per qualche ora non ci penso più. Impossibile. Trovo che non possa esserci qualcosa di più ostile. Continuo a chiedermi come si fa a odiare una persona pur non conoscendola. Adesso mi rispondo che forse non la tollero, cerco di non tollerarla, perchè l’adorano non tutti, ma persone specifiche. Eppure lei vive il mio stesso dramma. A volte ci sta male. Forse non lo dà a vedere. E io mi tuffo felice nelle tragedie altrui, perchè sento di non essere l’unica.

Collaborazione

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Scrivere a computer mi mette tanta tristezza. Quando poso le mie parole sulla carta, quella vera, con una penna, sto sempre lì qualche secondo ad osservarla per ammirarne la bellezza. Lo stesso faccio con lo schermo, ma di bello trovo solo il bianco del foglio virtuale.

Ieri quella donna mi ha fatto scoprire che non tutti sono diffidenti. A volte qualcosa di buono lo si può trovare nel perfetto sconosciuto che ti passa accanto di fretta senza neanche accorgersi che ci sei. Affidarti, poi, la sua bambina di pochi mesi, per qualche istante, mi sembra eccessivo. Non l’avrei mai fatto, io. Eppure ho scoperto una nuova persona. Quel volto mi rimarrà impresso per molto, nella mente. Nel cuore, soprattutto. Giovane, eppure aveva già due figli. Un bel fisico, eppure aveva subito due gravidanze. Non voglio provare a individuarne l’età. La ricorderò per sempre così, con quegli occhi attenti, un sorriso un po’ sbarazzino e sempre presente. Non conosco il suo nome, ma spero che i suoi genitori, a loro tempo, abbiano avuto più gusto di lei nella scelta di quella parola d’ordine che mai abbandonerà i suoi due bambini.